1° Magenta Jazz Festival (1998)

2° Magenta Jazz Festival (1999)

3° Magenta Jazz Festival (2000)

2° Paolo Nebuloni
Memorial Day (2000)

4° Magenta Jazz Festival (2001)

5° Magenta Jazz
Festival (2002)


6° Magenta Jazz Festival (2003)

7° Magenta Jazz Festival (2004)

8° Magenta Jazz Festival (2005)

9° Magenta Jazz Festival (2006)

10° Magenta Jazz Festival (2007)



     
 
9° Magenta Jazz Festival (2006)
- Informazioni -
(Programma)
(Depliant)
(Spot audio)
 
     



Maxentia Big Band:

- Direzione e orchestrazione: Fiorenzo Gualandris
- Sax contralto + clarinetti: Fausto Oldani
- Sax contralto + sax soprano: Maurizio Biasibetti
- Sax tenore + clarinetto: Stefano Barbaglia
- Sax tenore: Massimo Losa
- Sax baritono: Arrigo Pagani
- Trombe e flicorni: Diancarlo Mariani, Pietro Sala, Edoardo Perini, Adriano Baratè, Andrea Carrettoni, Marco Durè
- Tromboni: Daniele Zanenga, Mauro Sanna, Silvio Saracchi, Matteo De Luca
- Pianoforte: Lorenzo Rigobello
- Hammond: Gianni Papa
- Chitarra elettrica: Giorgio Tosatti
- Basso elettrico: Flavio Magistrelli
- Batteria: Andrea Garanzini
- Percussioni: Angelo Lovati

- Testi originali + regia: Lorenzo De Ciechi
- Attori: Andrea Alemani, Giulia Clemente, Lorenzo De Ciechi, Silvia Portaluppi, Gabriele Sosso, Elisabetta Marchina
- Aiuto regia + luci: Paola Ornati
- Costumi e scene: Bianca Pastori

La musica
Such Sweet Thunder – Un così dolce tuono
Questa suite Ellingtoniana è sicuramente il progetto più ambizioso che la Maxentia Big Band ha deciso di affrontare, un progetto che il suo direttore accarezzava da tempo aspettando il momento giusto di concretizzarlo.
Questa idea si deve semplicemente all’esperienza diretta di F.Gualandris che nel 1982, partecipava alla messa in scena di questa suite ad opera di Giorgio Albertazzi, come componente della Solar Big Band di Giorgio Gaslini.
Ed ecco che dopo due anni di lavoro, iniziati con la trascrizione delle musiche adeguandole all’organico della Maxentia Big Band, prove su prove e la preziosa collaborazione con Lorenzo De Ciechi per la parte drammaturgica questo progetto prende vita.
La Such Sweet Thunder è il titolo che Duke Ellington dette alla sua Suite Shakespeariana nel 1957 e il musicista lo racconta così nella sua autobiografia:
"Quello fu l’anno di Shakespeare, lo rileggemmo tutto e il titolo lo ricavammo da una battuta de "Il Sogno di Mezza Estate"… mai avevo udito una musica così discordante, un così dolce tuono!"
La suite, così liberamente ispirata all'universo della poetica Shakespeariana venne presentata in concerto alla Town Hall nell'aprile del 1957 con un clamoroso successo di pubblico.
Nelle note di Duke Ellington presero altra vita i personaggi di Otello, Puck il Folletto, Giulio Cesare, Romeo e Giulietta, Amleto, Lady Macbeth.
Schizzi, scherzi, profili, ritratti spesso caricature dei più celebri personaggi usciti dalla penna di Shakespeare. O anche semplicemente omaggi alle forme narrative di Shakespeare come è il caso del brano Circle of Fourths – Il Cerchio dei Quarti, un chiaro riferimento-omaggio ai quattro generi della poesia Shakespeariana: Tragedia, Commedia, Sonetti, e Storia.
Le cronache ci raccontano che in realtà Duke non aveva fatto in tempo a comporre per quella sera questo ultimo brano conclusivo della suite, e di fatto fu una travolgente improvvisazione in duetto con il Sax Tenore di Paul Gonsalves.
Noi non siamo così abili da improvvisare una cosa del genere ma grazie al M° Stefano Barbaglia siamo in grado di riproporvelo insieme agli altri solisti della Maxentia Big Band.


"Credo che se Shakespeare fosse vivo oggi sarebbe un fan del jazz.
Come la sua poesia, il jazz è un albero molto strano, dai molto svariati rami, dai molti svariati fiori, nessuno uguale all’altro. Il jazz è ensemble e individualità, tecnica e humour.
Nessuno sa dove comincia, nessuno sa dove finisce… la sola cosa che conta nel jazz, come in Shakespeare è l’effetto emotivo"

Duke Ellington (Stratford – Canada 1957)


Il teatro
William Shakespeare (brani scelti da Romeo e Giulietta, Macbeth e Otello)

"A teatro, anche le cose migliori non sono che ombre"

William Shakespeare, Sogno di una notte di mezz'estate

Nel nostro personale giuoco di continue citazioni che rimanda dai titoli della suite di Duke Ellington alle opere di William Shakespeare, ci siamo presi la libertà di sceglierne alcune, tralasciarne altre e confondere tra di loro quelle che rimanevano.
Così Amleto è anche Puck e gli Attori chiamati in causa sono di volta in volta sia quelli della tragedia omonima che quelli del Sogno di una notte di mezz'estate.
Il Principe del Dubbio dichiara la sua intenzione di usare il teatro come trappola per incastrare lo zio, assassino del padre, facendo rappresentare davanti ai suoi occhi la scena dell'uccisione ma, trovandosi tra le mani degli attori sprovveduti, li istruisce dapprima nell'arte di rappresentare i sentimenti: amore, odio, sete di potere, gelosia, pietà: Romeo e Giulietta ("The star-crossed lovers"), Lady Macbet ("Lady Mac"), Othello e Desdemona ("Sonnet in search of a moor").
Ma sono solo prove, e timidamente noi le sbirciamo in un gioco di Ombre, cogliendo i personaggi come di sfuggita, nel bel mezzo della vicenda, senza bisogno di sapere come va a finire una storia che non inizia o come iniziano quelle che finiscono subito.
Parole intervallate dalla musica. Musica e parole, verrebbe da dire.
Ma non sono canzoni. Speriamo siano di più.
La rappresentazione finale, quella che consentirà ad Amleto finto pazzo ("Madness in great ones") di smascherare l'assassino e dare il via alla più potente carneficina della storia del teatro, non la vedremo, perché nel frattempo il nostro Amleto si sarà trasformato in Puck, lo spirito maligno che vagabonda per i boschi ("Up and down") e dimora nella fantasia.
E se il gioco forse rischia di durare troppo per essere bello è utile ricordare che nella lingua di Shakespeare "to play" significa sia "recitare" che "giocare" in senso stretto; sia "rappresentazione teatrale" che "suonare uno strumento".
Come se fossero la stessa cosa. E forse lo sono.
Totem Officina Teatro e Musica



Ambrosia Brass Band:

- Sax tenore: Marcello Noia
- Sax contralto: Francesco Licitra
- Trombe: Luca Calabrese, Giancarlo Mariani
- Trombone: Rudy Migliardi
- Sousaphone: Fiorenzo Gualandris
- Snare drum: Marco Castiglioni
- Bass drum: Walter Ganda
- Grand Marshall: Fabio KoRyu Calabrò
(FOTO)

Fondata a Milano nel 1981, l'Ambrosia è ormai un'istituzione presso tutti gli appassionati di jazz: la prima Brass Band italiana a portare la tipica atmosfera delle street parades in ogni genere di manifestazione attraverso l'intera Europa. Per sua natura una brass band non resta sul palco in attesa del solito pubblico di
bene informati, ma va a cercarsi la gente per le strade e i quartieri.
E in tanti anni di attività, i musicisti dell'Ambrosia, pur essendo impegnati anche in altre formazioni, hanno davvero portato il jazz nei luoghi più impensati...suonando le tipiche marce del Carnevale di New Orleans, classici del jazz tradizionale, del dixieland e del be-bop di autori come Louis Armstrong, Paul Barbarin, Jelly Roll Morton, Miles Davis o Dizzy Gillespie, ma anche rhythm&blues con i brani della colonna sonora del film Blues Brothers, funk con brani firmati da Michel Camilo ma anche Quincy Jones, Michael Jackson, senza tralasciare
tutta l'influenza che i caraibi e i ritmi latini hanno portato e continuano a portare alla musica internazionale.
Guidati dal nostro marshall parade Earl Conway, proveniente da New Orleans, attraverserete le strade della città al ritmo indiavolato di cassa e rullante ballando e cantando insieme a trombe, tromboni e sassofoni, trascinati dal ritmo e dalla potenza di suono dell'Ambrosia Brass Band.



Andrea Zucchini Group:

- Chitarra: Andrea Zucchini (FOTO)
- Basso, flauti, armonica: Sergio Battistolo
- Chitarra: Francesco Castiglioni
- Percussioni: Massimo Cavalli, Marco Garavaglia

Concerto flamenco–jazz per chitarra e quartetto acustico
Musiche composte ed arrangiate da Andrea Zucchini, tratte dai suoi tre album pubblicati in tutto il mondo dalla casa discografica Ethoworld - Milano:
AlQuimiA (2002), Acoustic Rainbow (2004), Guitar Story (2006).
http://www.ethnoworldmusic.com

Il concerto "Guitar Story" è l'evoluzione dello spettacolo degli anni precedenti, che ha toccato città come Milano (MilanoInMusica - piazza San Fedele, Teatro Franco Parenti, Teatro Delle Erbe, Auditorium Il Chiostro, Parco Esposizioni Novegro, Radio Meneghina…), Carpi, Appiano Gentile, Pistoia, Pennabilli (PU)…
Con i brani dell'omonimo nuovo album, pubblicato anche in digitale, la chitarra solista narra un'affascinante storia fatta di suggestioni flamenche e improvvisazioni jazzistiche, alternando momenti di "solo" alle entrate vorticose del gruppo, per un impasto sonoro di immediato impatto.



Rudy Migliardi Quartetto:

- Trombone: Rudy Migliardi
- Pianoforte: Roberto Olzer
- Basso: Roberto Mattei
- Batteria: Luca Gianninone

Progetto particolare di uno dei più apprezzati trombonisti del panorama del jazz italiano, con musiche originali che, pur attenendosi allo stile hard bop, sottolineano particolarmente l'aspetto melodico delle composizioni anche con brani di musica classica.

Rudy Migliardi (FOTO)
Diplomato presso il conservatorio di Torino, ha iniziato la sua attività nell'orchestra del Teatro alla Scala di Milano ed in seguito nell'orchestra sinfonica della stessa città. Successivamente ha vinto il concorso di I° trombone nell'orchestra del Teatro Regio di Torino ed il concorso di trombone solista nell'orchestra ritmica della Radio Televisione Italiana di Milano dove ha collaborato per molti anni con i più importanti musicisti europei, americani ed italiani (Gerry Mulligan, Kay Winding, GianLuigi Trovesi, Claudio Fasoli...).
Ha partecipato alle più significative manifestazioni musicali in Europa, in Israele, negli Stati Uniti ed in Canada.
Parallelamente si dedica all'attività classica con particolare attenzione alla musica barocca con il trombone contralto e con concerti per trombone e banda. Svolge anche intensa attività didattica: per anni è stato docente a Siena di musica Contemporanea nei corsi organizzati dalla Comunità Europea e, seguendo il suo istinto che presta attenzione a tutti i linguaggi musicali, ha collaborato per lungo tempo con il cantautore Paolo Conte.

Roberto Olzer (FOTO)
E' diplomato in Organo e Composizione Organistica (1994), Pianoforte (2003) e laureato in Filosofia (1997). Dal 1994 al 2003 si è dedicato all'approfondimento delle tecniche improvvisative nel linguaggio jazzistico sotto la guida di R. Ciammarughi. Alterna l'attività didattica a quella compositiva ed a quella concertistica, tanto in ambito classico (come solista ed all'interno di compagini orchestrali) che jazzistico. Ha registrato "Folk Songs", in duo con il chitarrista F. Spadea, ed "Eveline" con un sestetto a proprio nome.

Roberto Mattei (FOTO)
Inizia gli studi musicali nel 1984 frequentando corsi di clarinetto fino al 1990. Si dedica allo studio del basso elettrico dal 1993. Intraprende quindi, nel 1994, gli studi di armonia, musica di insieme e improvvisazione jazz tenuti dal pianista R. Ciammarughi. Nel 1998 incontra P. Dalla Porta con il quale inizia lo studio del contrabbasso, proseguito con il M° S. Dall'Ora, con il quale si è diplomato presso il Conservatorio di Como nel 2006. Ha partecipato alla realizzazione del CD "Eveline" con il sestetto di R. Olzer. Si propone in varie formazioni, dal duo alla Big Band.

Luca Gianninone (FOTO)
Ha studiato batteria con P. Pasqualin, A. Golino ed E. Lucchini e preso parte ai Seminari Internazionali di Siena Jazz dove nel 1996 è stato premiato con una borsa di studio. Svolge regolare attività didattica e concertistica con varie formazioni jazzistiche collaborando con R. Migliardi, A. Mandarini, W. Allifranchini, D. Moccia, R. Olzer, F. Spadea, R. Pompilio, F. De March ed altri ancora. Ha al suo attivo le partecipazioni discografiche nei Cd "Eveline" di R. Olzer 6et (Splasc(h) Rec.) e "Marea" di M. Fracassi 4et (Map Rec.)


Maxentia Brass Band:


- Clarinetto: Stefano Barbaglia
- Sax soprano: Maurizio Biasibetti
- Sax contralto: Fausto Oldani
- Sax tenore: Massimo Losa
- Trombe: Giancarlo Mariani, Pietro Sala
- Tromboni: Daniele Zanenga, Mauro Sanna
- Banjo: Giorgio Tosatti
- Sousaphone: Fiorenzo Gualandris
- Rullante: Andrea Garanzini
- Cassa: Angelo Lovati


Nata quasi per gioco da una costola della Maxentia Big Band, la Brass Band è
diventata in brevissimo tempo una formazione attivissima sul territorio nel proporre le sue Street Parade in stile New Orleans.
Presente nelle situazioni più disparate, dal festival alla festa di piazza, dal concerto all’animazione di fiere e sagre, la Maxentia Brass Band si è rapidamente imposta all’attenzione di organizzatori e pubblico per la sua proposta musicale allegra e di grande godibilità.
Ha rapidamente allargato il suo raggio d’azione, all’inizio limitato al territorio del
Magentino, con inviti ad esibizioni per manifestazioni varie in città quali: Varese,
Novara, Legnano, Polo Culturale Castanese ecc ecc fino all’edizione 2005 del
Carnevale Ambrosiano in Milano.
Nel 2006 pubblica il CD
"When the Maxentia Brass Band Go Marchin' In".



Carlo Bagnoli - Paolo Tomelleri:

- Sax soprano + clarinetto: Paolo Tomelleri
- Sax soprano: Carlo Bagnoli
- Pianoforte: Paolo Alderighi
- Batteria: Marco Castiglioni
(FOTO)

Non sono pochi i critici e i musicisti che considerano Sidney Bechet uno dei più grandi clarinettisti che il jazz di New Orleans abbia espresso. Tuttavia Bechet abbandonò quasi definitivamente il clarinetto per dedicarsi al sax soprano, strumento che giudicava più adatto alla sua prorompente personalità e del quale divenne il più significativo esponente del jazz delle origini. Bechet sviluppò sul soprano un suo linguaggio personalissimo e inedito, caratterizzato da una straordinaria foga con cui aggrediva le note, da un vibrato vigoroso e incalzante, dalla capacità di usare il sax soprano come voce guida dell’orchestra (tanto da meritarsi l’appellativo di unico "trombettista senza tromba"!). Sidney Bechet viene quindi unanimamente considerato il primo grande solista di sax soprano della storia del jazz ed uno dei primi in assoluto.
Carlo Bagnoli e Paolo Tomelleri, due personaggi storici del jazz italiano, a loro agio nei più diversi linguaggi stilistici, vogliono rendere omaggio, con questo loro inedito quartetto, ad un autentico maestro del sax soprano e del clarinetto. Senza nessun intento di imitarne lo stile, pratica molto seguita in Francia, ma priva di una identità personale che ogni musicista deve in ogni situazione, anche celebrativa, conservare, Carlo e Paolo vogliono riproporre alcuni fra i brani che hanno caratterizzato la carriera di Bechet, sia durante il periodo americano che quello francese, durante il quale venne letteralmente consacrato "le Dieu". Brani che appartengono al repertorio del jazz tradizionale ed anche brani, divenuti famosi, dello stesso Bechet (Dans les rues d’Antibe, Promenade aux Champes Elysees, Mulin a cafè, Petit fleur, ecc.ecc.)