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Magenta Jazz Festival (1998)
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Non c'è il due senza... il tre
E questo sembra calzare a pennello per questa terza edizione
del Festival del Jazz "Città di Magenta".
Ma questa è un'edizione speciale, una sorta di rinascita della
manifestazione in quanto importanti elementi di novità modificano
l'impianto stesso del Festival facendogli fare alcuni significativi
passi in avanti.
Innanzi tutto, grazie ad un lusinghiero successo di pubblico e critica,
il Consiglio Comunale, con decisione unanime, ha riconosciuto al Festival
un ruolo di primo piano nella vita artistica e culturale di Magenta
e del Magentino dotandolo concretamente di una voce propria nel bilancio
comunale, garantendone così la piena dignità e autonomia
operativa. Di conseguenza il Festival si scorpora dalle manifestazioni
fieristiche in cui è nato, presentandosi in modo autonomo sulla
scena cittadina nella bella cornice del Cinema Teatro Nuovo. Fatto che
indubbiamente contribuirà ad esaltare la godibilità dei
concerti serali. Vengono comunque mantenute le tradizionali Street Parade
pomeridiane nel centro.
Altra novità di rilievo è che il Festival assume un respiro
più ampio essendo inserito nel circuito coordinato dalla Provincia
di Milano denominato "Metropoli Jazz", a fianco con pari dignità
a Festivals più affermati, prestigiosi e di più lunga
tradizione.
Un Festival più maturo dunque, che si apre a più ampie
prospettive di sviluppo, quello che si presenta per questa terza edizione,
con un programma sempre articolato ed interessante con ospiti di grande
spessore artistico che, siamo sicuri, troveranno calorosa accoglienza
anche nelle simpatie di chi, amando il jazz e la musica in generale,
segue con affetto questa nostra piacevole fatica.
Fiorenzo Gualandris
Maxentia Big Band:
- Direzione
e arrangiamenti: Fiorenzo Gualandris
- Sax contralti + clarinetti: Fausto Oldani,
Maurizio Biasibetti
- Sax tenore + clarinetto: Stefano Barbaglia
- Sax tenore: Massimo Losa
- Sax baritono: Francesco Broglio
- Tromba + flicorno: Giancarlo Mariani
- Trombe: Adriano Baratè, Simeone Riva, Guido Ognibene
- Tromboni: Daniele Zanenga, Michele Benvenuti, Fabio Prina, Silvio
Saracchi
- Pianoforte: Lorenzo Rigobello
- Chitarra elettrica: Giorgio Tosatti
- Hammond + Synth: Gianni Papa
- Basso elettrico: Flavio Magistrelli
- Batteria: Andrea Garanzini
- Percussioni: Angelo Lovati
Goganga Jazz Ramblers:
- Voce e Wahboard: Ambrogio Mapelli
- Tromba: Giancarlo Mariani
- Clarinetto: Antonio Fornaroli
- Sax tenore: Tullio Eusebi
- Banjo: Alessandro Clerici
- Bidonbasso: Giovanni Sessa
La musica è "comunicazione",
e questo èl'elemento caratterizzante del gruppo "GOGANGA
JAZZ RAMBLERS" che siamo lieti di presentarvi.
Propongono con uno spettacolo divertente una musica che, priva di
partiture, si ispira alla commedia dell'arte pre-goldoniana in chiave
dixieland (canzoni del periodo 1920 -1935).
La susseguenza armonica della vecchia canzone di Giorgio Gaber ha dato
il nome ed ispirato questo gruppo dixie.
Anche la strumentazione è particolare: prendendo spunto da foto
originali degli inizi del novecento, questi musicisti si sono costruiti
gli strumenti primordiali che venivano usati dai primi jazz-men neri che
non avevano le possibilità economiche per l'acquisto degli stessi.
La musica quindi scaturisce da assi da lavare, bidoni, kazoo, fischietti,
megafoni e quanto altro si può trovare dal "rigattiere" oltre,
ovviamente, da clarinetti, sassofoni, banjo.
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Page "Goganga Jazz Ramblers"
Jumpin'
Jazz Ballroom Orchestra:
-
Trombone: Gabriele Cappella
- Trombe: Lelio Lorenzetti, Giancarlo Mariani
- Sassofoni: Marcello Noia, Francesco Licitra, Gilberto Tarocco
- Pianoforte: Paolo Righi
- Banjo, chitarra: Nino Frasio
-
Sousaphone: Claudio Nisi
- Batteria: Walter Ganda
Diretta da Marcello Noia e specializzata nella musica da ballo degli anni
'20 e '30 è carica di energia e di spettacolarità scenica, cose che fanno
di questa orchestra una cosa unica in Italia. I suoi componenti, tutti
professionisti, sono stati scelti fra i migliori musicisti milanesi che
suonano questo genere.
Beppe Caruso già attivo da
parecchi anni nonostante la sua giovane età, annovera esibizioni di tutto
rilievo con musicisti come Giorgio Gaslini e Gianluigi Trovesi.
Lelio Lorenzetti, vera colonna
portante del jazz milanese, ha un curriculum musicale lunghissimo che
sarebbe difficile riportare in qualche riga ma che lo vede protagonista
nelle orchestre di Paolo Tomelleri o di Lino Patruno, senza contare le
sue prestazioni televisive come Portobello.
Giancarlo Mariani, reduce
da un'esperienza a Roma a Canale 5 con l'orchestra di Demo Morselli è
rientrato in città per un periodo di pausa.
Marcello Noia, direttore musicale
dell'orchestra, è musicista di talento dalle indubbie capacità di direttore
e arrangiatore, ormai da vent'anni sulle scene musicali milanesi è senza
dubbio uno dei migliori tenor sassofonisti della città. Francesco
Licitra e Gilberto Tarocco
sono due begli esempi di come la scuola di Paolo Tomelleri abbia contribuito
a sfornare talenti e bravi musicisti.
Paolo
Righi, la mascotte del gruppo, ha solo 18 anni, ma promette
benissimo, dotato di un'ottima tecnica strumentale e di un indubbio gusto
musicale, si è inserito immediatamente nello spirito del gruppo.
Di Nino Frasio, il miglior
banjoista in Italia, sono ancora vive nella memoria le sue immagini televisive
sulla storia del banjo.
Claudio Nisi, il miglior bassotuba
in Italia, annovera prestazioni artistiche ad alto livello ed una ventennale
collaborazione con la Milano Jazz Gang.
Walter Ganda, vero animatore
del gruppo, ha un curriculum internazionale disseminato di concerti e
festival in ogni angolo d'Europa e con innumerevoli musicisti europei
e d'oltreoceano. Dal giorno della sua fondazione l'orchestra si esibisce
stabilmente al Jumpin'
Jazz Ballrom da cui prende il nome e già fra gli appassionati
è annoverata come un'orchestra "calda" in cittò. Nei vari concerti che
ha potuto eseguire ha entusiasmato il pubblico in occasione di serate
da ballo, gran galà, concerti, jazz festivals, con nuovi arrangiamenti
o riprodotti fedelmente dalle esecuzioni originali di brani celebri o
in parte dimenticati e appartenuti alle orchestre americane dell'epoca.
Il Programma è composto da brani
delle orchestre di Fletcher Henderson, Duke Ellington, Louis Armstrong,
King Oliver, Clarence Williams. Gli arrangiamenti sono fedeli riproduzioni
delle incisioni discografiche più famose, che danno così la possibilità
di sentire effettivamente il particolare sound delle orchestre di quell'epoca.
Per una sera è come se vi portassimo a fare un viaggio al Cotton Club
(sede dell'orchestra di Duke Ellington), il più famoso jazz club del mondo.
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Page "Jumpin' Jazz Ballroom Orchestra"
Ambrosia
Brass Band:
- Trombone: John Service
- Clarinetto: Alfredo Ferrario
- Sax: Marcello Noia, Francesco Licitra
- Trombe: Giancarlo Mariani, Luca Calabrese, Herbert Christ
- Bassotuba: Fiorenzo Gualandris
- Rullante: Walter Ganda
- Grancassa: Terenzio Belluzzo
La banda costituita nel 1981 a Milano, esegue
solo ed esclusivamente concerti all'aperto, riproponendo in puro stile
New Orleans il jazz dei primi anni del '900.
Si va da brani come "It's long way to Tipperary" (marcia), "Didn't
he ramble" (funerale), "Mardi Gras" (carnevale) a "When
the saints go marchin' in" (spiritual)... L'organico è composto da
un trombone, due sassofoni, un clarinetto, due trombe, bassotuba, grancassa
e rullante.
La banda è molto indicata per presentare manifestazioni di ogni genere
per l'originalità e la risposta che crea, soprattutto in quanto completamente
acustica e quindi con la possibilità di sfilare nelle strade ricreando
così l'atmosfera e l'allegria che si formavano nelle street parades della
brass band di New Orleans.
Attualmente è l'unica brass band in Italia ed esegue concerti della durata
di due ore.
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Page "Ambrosia Brass Band"
Franco Cerri - Enrico Intra Quintetto
- Franco Cerri (Chitarra)
- Enrico Intra (Pianoforte)
- Stefano Cerri (Basso elettrico)
- Lucio Terzano (Contrabbasso)
- Tony Arco (Batteria)
FRANCO CERRI
Chitarrista. Un linguaggio espressivo,
immediatamente riconoscibile, l'entusiasmo rimasto intatto negli anni,
la voglia di inseguire sempre nuovi progetti caratterizzano la personalità
di Franco Cerri, non soltanto il chitarrista italiano più popolare (e
autorevole), ma anche uno degli stilisti più importanti del mondo jazzistico
europeo, nel quale i grandi chitarristi non sono certo mancati. Cerri,
di formazione totalmente autodidatta, è il classico esempio di artista
che si costruisce la propria tecnica non " in astratto" ma sulla
base delle proprie necessità espressive, come del resto è sempre avvenuto
nel jazz tra gli artisti più creativi (il caso di Thelonious Monk è in
tal senso eclatante).
Nato a Milano il 29 gennaio 1926, si è formato jazzisticamente con il
be-bop, la cui frenesia angosciosa è stata temperata nel tempo dalla ricerca
di armonie morbide e suadenti. Ne deriva un fraseggiare costruito sui
contrasti, sulla successione di segmenti melodici anche eterogenei e frutto
di un'ispirazione feconda, basata sul feeling del momento, mai precostituita
o infarcita di cliché.
Un senso del colore che si applica anche al parametro armonico, da lui
padroneggiato con naturalezza, elaborato con accostamenti inusuali ma
sempre compatibili con la tonalità del pezzo che sta suonando, dove si
evidenzia il suo gusto melodico nella rara capacità di "far cantare"
le progressioni di accordi. Sia negli assolo, sia nel lavoro di accompagnamento,
svolto con gusto sopraffino, emerge quella che forse è la sua qualità
più preziosa: una formidabile natura ritmica, spontaneamente portata verso
lo swing più esplicito e coinvolgente, che si estende anche alla pronuncia
delle frasi, al loro respiro interno, al modo stesso in cui vengono attaccate
le note.
Cominciata la sua lunga e feconda carriera nel 1945, al fianco di Gorni
Kramer, Cerri si è trovato nel 1949 ad accompagnare Django Reinhardt,
la sua prima, vera influenza chitarristica alla quale seguirono quelle
di Jimmy Raney e di Barney Kessel (fondamentale), forse all'origine del
sound secco, tagliente degli anni '50, sino ad arrivare a Wes Montgomery
e Jim Hall, che sono forse all'origine della scoperta di sonorità più
morbide e pastose. Negli anni'50 si è poi trovato al fianco di grandi
maestri del jazz: da Chet Baker a Gerry Mulligan, da Billie Holiday a
Lee Konitz, ai musicisti del Modern Jazz Quartet e tanti altri, diventano
un personaggio di punta del mondo jazzistico italiano ed europeo.
I decenni succe3ssivi saranno caratterizzati da una intensa attività concertistica
e dall'inizio della collaborazione con la televisione, che lo renderà
artista popolare anche presso il grande pubblico, grazie a programmi divulgativi
ai quali hanno preso parte famosi jazzman nazionali e internazionali.
Alla testa di quartetti e quintetti propri, nei quali figurano anche nuovi
talenti della scena italiana quali Gianluigi Trovesi e Tullio De Piscopo,
dagli anni'70 ha cominciato a sviluppare il lavoro di arrangiamento, riflettendo
sulla partitura, le peculiarità del suo stile. Nel 1980 inaugura il sodalizio
con uno dei principali artefici del jazz italiano, il pianista e compositore
Enrico Intra, formando un quartetto tuttora attivo e che si può ascoltare
nell'album: Pregiata ditta dal 1990 per la Ariston.
Nell'ultimo decennio si è proposto come organizzatore e ha intensificato
l'attività didattica in seno all'Associazione Culturale Musica Oggi (di
cui con Intra è uno dei fondatori), che dirige i Civici Corsi di Jazz
di Milano e ha organizzato molteplici rassegne concertistiche. Costituita
da album pressochè irreperibili, la discografia di Franco Cerri è invece
piuttosto scarna. Si segnala però l'imprendibile antologia Di Jazz in
Jazz (Dire), che contiene brani significativi, e con numerose formazioni,
ordinati cronologicamente dagli anni'50 ad oggi. E, poi, i recenti Cerri
& Cerri (Dire), con il figlio Stefano, e il progettuale "A Django".
En Souvenir De Milan (CDPM Lion), che propone approfondite e complesse
rielaborazioni di brani del repertorio di Reinhardt e in cui figura il
Franco Cerri Guitar Quartet, pregevole risultato di un quinquennio di
lavoro didattico.
ENRICO INTRA
Pianista, compositore, direttore
d'orchestra. Nato a Milano, Enrico Intra ha cominciato la carriera giovanissimo,
affermandosi sin dalla metà degli anni '50, quando la prestigiosa rivista
francese Jazz Hot, nel suo annuale referendum, lo consacro' secondo miglior
pianista europeo (primo fu Martial Solal). Tra i musicisti più conosciuti
in Italia, è stato tra i primi a sviluppare un concetto "europeo"
di jazz, aprendosi agli stimoli e alle ricerche provenienti dal mondo
classico ma, contrariamente ad altri, senza perdere il legame con il blues
e il naturale senso dello swing che pervadono tutta la sua musica, anche
quella influenzata dal mondo eurocolto. Le sue composizioni si configurano
come delle vere e proprie sfide a schemi formali ed espressivi ben consolidati
e spaziano dalla rivisitazione del blues sino al campo derla musica sacra
(La Messa d'Oggi ne è una felice testimonianza, cosi come le riletture
per elettronica e suoni acustici di alcuni cicli del gregoriano), senza
trascurare l'incontro con il mondo popolare (Archetipo) nè composizioni
di ampio respiro (Nuova Civiltà). Celebre è il sodalizio che lo lega al
chitarrista Franco Cerri, con cui dirige anche l'Associazione Culturale
Musica Oggi. Di grande rilievo sono state le interpretazioni di suoi brani
da parte di Severino Gazzelloni (con cui ha suonato più volte in concerto)
e di Gerry Mulligan (che ha inciso con lui la suite Nuova Civiltà, considerata
da alcuni studiosi americani una delle più importanti opere non da leader
di Mulligan).
Anche Chet Baker e Milt Jackson (il vibrafonista del Modern Jazz Quartet)
hanno suonato in numerose occasioni al suo fianco. Musicista che ama mettersi
costantemente in gioco, Intra si muove sempre su territori di ricerca,
rifiutando le inutili esercitazioni di stile pur mantenendo una sua precisa
cifra espressiva. Attivo a tutto tondo nel mondo della musica, Enrico
Intra dirige dal 1987 i Civici Corsi di Jazz di Milano, una delle principali
realtà didattiche italiane in campo jazzistico, e ha fondato la Civica
Jazz band del Comune di Milano. E' inoltre, da più di un trentennio, un
infaticabile organizzatore di rassegne e festival. Enrico Intra ha anche
avuto la felice intuizione di fondare, negli anni '60, il celeberrimo
Intra's Derby Club, che fu il tempio del cabaret e del jazz nella Milano
del boom economico. Ha al suo attivo una nutrita discografia, tra cui
si distinguono: "With Milt Jackson", "Archetipo",
"Effetto Alfa", "To The Victims Of The Vietnam", "Mulligan
meets Intra" e i recenti "The Blues" , "Nosferatu",
"Bach-Cage-Intra".
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